Con il termine calvizie, si indica specificatamente una condizione ormai instaurata e irreversibile di grave mancanza di capelli.

Uno dei luoghi comuni più diffusi identifica la calvizie con la caduta di capelli ma ciò non è corretto.
Con il termine calvizie, si indica specificatamente una condizione ormai instaurata e irreversibile di grave mancanza di capelli.
Il principale meccanismo della calvizie è la miniaturizzazione del capello, la trasformazione del capello terminale in capello 'vellus': il capello diventa, cioè, sempre più corto e sottile. Tale trasformazione dipende più precisamente dalla riduzione del bulbo ad opera di reazioni enzimatiche inibenti, che accorciano il ciclo di crescita del capello stesso, in condizioni di predisposizione genetica della persona.
Il bulbo rappresenta la parte vitale del capello, per questo il problema della calvizie è un problema del bulbo, non del fusto!
La calvizie maschile è quella che tutti conosciamo, cioè un diradamento progressivo del cuoio capelluto che parte dalle zone temporali, procede in senso posteriore, fino alla fusione con il diradamento del vertice o chierica. In altri rimangono visibili soltanto i capelli delle zone occipitali e temporali.
La calvizie esiste anche nella donna, tuttavia è più raramente grave per la ridotta presenza dell’ormone maschile (una delle cause fondamentali della calvizie). Si distingue perché non esiste, o è molto raro, il diradamento bi-temporale, cioè la stempiatura.
Si è visto che il fenomeno procede con velocità diversa da soggetto a soggetto e, nel maschio questo è condizionato dall’ereditarietà oltre che dalla quantità di ormone maschile nel tempo.
Durante i consulti medici è emerso che oggi più del passato, per alcune persone, la calvizie è diventato un problema piuttosto notevole e limitante nella vita . La mancanza dei capelli può avere ripercussioni non solo sul piano estetico, ma anche su quello psico-emotivo e sociale, nei rapporti con gli altri.
Quando la calvizie si presenta in giovane età diventa vera frustrazione perché si verifica una discronia tra un corpo giovane e prestante e quindi all’apice delle proprie potenzialità e un evento associato alla vecchiaia e alla perdita di energia e forza vitale
Di qui la ricerca, a volte spasmodica, di un rimedio e la disponibilità a sottoporsi a cure di indubbia efficacia o con effetti collaterali talvolta pesanti alla ricerca di una soluzione soddisfacente in grado di restituire la propria immagine.
Le cure e le terapie dermatologiche per la calvizie con finasteride e minoxidil sono tentativi per rallentare eventualmente la caduta dei capelli comunque sottoposti ad una evoluzione imprevedibile e irreversibile.
Quando la persona raggiunge la consapevolezza che i rimedi utilizzati nella prima fase della caduta non raggiungono l’effetto desiderato, nasce spesso il desiderio di rinfoltire in maniera radicale la propria immagine.
Tale desiderio lo porta verso un intervento di correzione estetica cioè alla chirurgia.
APPROCCIO CHIRURGICO DELLA CALVIZIE
Quando il disagio
psicologico diventa cosi’ profondo, la correzione estetica non è certamente una
frivolezza, ma un modo per avere un miglioramento psico-emotivo e un
rafforzamento dell’autostima .
La chirurgia della calvizie rappresenta l’unica via percorribile in modo serio qualora siano risultate inefficaci o insufficienti le varie terapie mediche.
Nel trattamento chirurgico della calvizie, l‘autotrapianto dei bulbi piliferi
ad unità follicolare, è l’intervento di prima scelta
perchè scientificamente sicuro e comprovato e a tutt’oggi la soluzione
ottimale.
L’intervento, eseguito in anestesia locale, è indolore e
minimamente invasivo: consiste nel trasferire singoli follicoli contenenti
da 1 a 5 capelli dall’area nucale a quella diradata o calva . Suo presupposto
biologico è la 'memoria genetica' dei capelli nucali che non cadono dovunque
siano trapiantati, principio che garantisce la crescita 'a vita' di tutti
i capelli trapiantati senza bisogno di cure.
Per ottimizzare l’autotrapianto ed arrivare agli alti livelli qualitativi attuali è stato
messo a punto negli ultimi anni uno strumentario chirurgico specifico che
facilitano le fasi del prelievo, della creazione dei siti di ricezione e del
posizionamento delle unità follicolari.
La semplicità dell’operazione e la
quasi totale inapparenza dell’area operata hanno reso questi microinnesti sempre
più accettati con entusiasmo dai pazienti .
Infatti il risultato ottenibile
si avvicina molto alla situazione naturale desiderata anche se esso
dipende molto dalla estensione della superficie da coprire e dalla quantità di
capillizio ancora presente.
TRAPIANTO DI CAPELLI
Il microtrapianto di unità
follicolari (dall’inglese Follicular unit micrografting) ha permesso di superare
i limiti delle precedenti tecniche, compreso l’inestetico 'effetto bambola'
(pluggy look) e di allargare il numero di candidati alla chirurgia della
calvizie. Questa procedura, di grande flessibilità, consente più di qualunque altra di ricreare o ridefinire la linea frontale e temporale in modo
talmente naturale da rendere quasi impossibile la percezione che il soggetto si
sia sottoposto a ripristino chirurgico.
LA VISITA PRELIMINARE
Il primo contatto tra chirurgo e
paziente riveste sempre una importanza fondamentale. E’ in questa sede che si
dovrà stabilire se la calvizie ha raggiunto uno stadio in cui altre terapie non
possono più dare risultati soddisfacenti e se è quindi corretto utilizzare la
chirurgia.
Dal IV stadio della scala di Hamilton la chirurgia è spesso la soluzione migliore, anche se occorre sottolineare che le scale di classificazione dell’alopecia sono solo indicative e che ogni paziente deve essere valutato singolarmente.
Per pianificare in maniera corretta l’intervento è importante, con alcune deroghe, che la caduta si sia in qualche maniera stabilizzata. E'importante che si sondino anche le aspettative che portano il paziente al chirurgo, che siano realistiche e non legate a desideri irrealizzabili o a dismorfofobia.
Ai pazienti più giovani, in cui ansie e speranze sono in genere molto pressanti, deve essere illustrata l’evoluzione che la capigliatura potrà avere nel corso della vita e come questo sia da considerare in fase di programmazione dell’autotrapianto. Spesso ciò che terrorizza un ragazzo che perde i capelli non è la situazione presente ma quella che teme possa accadere più avanti nel tempo.
Un trapianto dovrà dargli la sicurezza che la calvizie non ci sarà. Un bravo chirurgo consiglierà la strategia migliore senza promettere risultati miracolosi bensì cercando la soluzione giusta e prendendo in considerazione l’età, il grado di calvizie, la densità, il colore e la qualità dei capelli dell’area donatrice. Spesso, nel colloquio con il paziente, si sottolinea che la calvizie non è una malattia, ma un problema estetico e psicologico: il compito del chirurgo consiste nel trovare la soluzione a tale problema.
Durante il colloquio preliminare, il paziente riceverà tutte le informazioni utili (tecnica più adeguata, preparazione all’intervento, risultati ottenibili, accorgimenti e possibili complicanze del post operatorio) che lo aiuteranno ad avvicinarsi all’intervento con una maggiore consapevolezza dei vantaggi e dei limiti dell’autotrapianto.
Per evitare delusioni il paziente dovrà fondamentalmente aver chiaro un concetto base: che l’autotrapianto dei capelli svolge ottimamente il compito di ridistribuire i capelli esistenti ma non può crearne di nuovi.
LE INDICAZIONI ALL’AUTOTRAPIANTO
E’ candidato
all’intervento di autotrapianto: chi presenta alopecia androgenetica di tipo sia
maschile che femminile; chi presenta aree cicatriziali causate da traumi (anche
chirurgici, come ad esempio un lifting facciale) o da malattie cutanee; chi
vuole infoltire o ripristinare i peli perduti in parti del corpo come
sopracciglia, ciglia, pube, aree ustionate.
Il candidato alla chirurgia della calvizie può definirsi chi, uomo o donna, a partire dai diciotto anni, abbia rilevato una perdita permanente di capelli (dall’intervento sono esclusi i diabetici insulino-dipendenti ed i cardiopatici gravi). Il rinfoltimento chirurgico è giustificabile anche in presenza di un’area diradata di piccole dimensioni, soprattutto se il soggetto vive il problema con forte disagio e come elemento di disistima.
L’AUTOTRAPIANTO NEI PAZIENTI GIOVANI
I giovani pazienti
sono sempre difficili da accontentare poiché la volontà di ricorrere
all’autotrapianto si carica di una serie di aspettative non sempre obiettive.
Spesso viene richiesta la correzione della normale alopecia frontoparietale (la
stempiatura).
La calvizie prematura può avere conseguenze psicologiche pesanti per la qualità della vita. Nei confronti di un giovane paziente ed in particolare verso chi non è ancora maggiorenne, il chirurgo dovrà tenere un atteggiamento rassicurante e nel contempo decisivo. Dovrà fargli presente che, se la calvizie non è particolarmente avanzata, è preferibile attendere e valutarne l’ulteriore progressione.
Nel frattempo, per mantenere il più possibile i capelli presenti, deve essere preso in considerazione il trattamento medico: finasteride, minoxidil ecc. Qualora poi si decidesse comunque per un intervento precoce è necessario optare per un approccio poco aggressivo e prevede la peggiore ipotesi possibile di evoluzione dell’alopecia. Per progettare l’intervento occorre anche affidarsi all’anamnesi familiare, valutando i casi di calvizie in famiglia, soprattutto del padre e del nonno materno.
L’AUTOTRAPIANTO NELLE DONNE
La donna può essere
sottoposta al trapianto purchè abbia capelli di buona qualità e sufficiente
densità nella regione donatrice. La donna vive la calvizie come un grave
handicap non solo per i suoi risvolti estetici ma soprattutto per il danno di
immagine che questa comporta e che si ripercuote, a volte con forme estreme,
nella sua vita affettiva, sociale e professionale.
Nel discutere l’autotrapianto con una donna è opportuno un approccio diverso rispetto all’uomo. Di notevole importanza è il non alimentare aspettative troppo elevate ed irrealizzabili che possono sfociare in pesanti delusioni e profonda amarezza.
Il chirurgo, dopo aver valutato quali siano le cause che determinano la perdita dei capelli, dovrà stimare se la paziente abbia una sufficiente densità dell’area donatrice occipitale e se i capelli siano di diametro adeguato. Occorre informare la paziente sul fatto che, con il periodo perimenopausale e postmenopausale, ci potrà essere un’ulteriore perdita dei capelli e che pertanto potranno dover essere prese in considerazione future sessioni di autotrapianto, sempre che l’area donatrice sia in grado di consentirle.
LA RIDEFINIZIONE DELLA LINEA FRONTALE
Fino a pochi anni
fa si tendeva al raggiungimento di una eccessiva perfezione disegnando una linea
frontale troppo simmetrica con immediata densità. L’esperienza ha invece
dimostrato che tale approccio produce risultati innaturali. Un’eccessiva densità
è inoltre sconsigliabile, soprattutto se le riserve delle zone donatrici sono
limitate.
Pur essendo l’intervento di autotrapianto sempre il medesimo nella sua esecuzione, il risultato finale dovrebbe essere sempre diverso proprio per il modo in cui il chirurgo affronta il disegno personale della linea frontale.
Vi sono varie formule che indicano la collocazione ideale della linea frontale. E’sempre consigliabile tuttavia un approccio conservativo (8 – 9 cm di distanza dalla glabella) da adattare alla forma del viso, all’età, all’estensione della calvizie, alla densità dell’area donatrice del paziente. Per ottenere la naturalezza dell’insieme si procede alla creazione dei siti di ricezione secondo un percorso irregolare e casuale.
Il chirurgo deve mettersi di continuo davanti al paziente in modo da averne una prospettiva anche frontale. Nei primi 2 cm di linea frontale si eseguono incisioni traverse, coronali, all’interno delle quali verranno inseriti esclusivamente trapianti con singoli follicoli provenienti dalla zona laterale del capo e particolarmente adatti per la maggiore sottigliezza dei loro capelli.
La distanza tra gli impianti è in rapporto alla densità che si desidera raggiungere, fermo restando quel gradiente che consente di ottenere una maggiore naturalezza. Il resto delle incisioni sono radiali, sagittali, e riceveranno unità follicolari.
IL RINFOLTIMENTO DEL VERTICE E LA TONSURA
Negli
interventi di autotrapianto viene giustamente rivolta una notevole attenzione
alla ricostruzione della linea frontale mentre il vertice viene spesso
trascurato.
E’ convinzione comune che l’autotrapianto del vertice in pazienti giovani con tonsura non dovrebbe essere eseguito. Fatta questa premessa, per pazienti di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, raccolta l’anamnesi familiare sulla calvizie e accertato che l’area donatrice sia sufficiente per tre interventi, si può procedere alla correzione della tonsura anche se si ipotizza che in futuro la calvizie possa evolvere fino allo stadio 6 o tra lo stadio 6 e 7 della classificazione di Norwood.
Il vantaggio tecnico che rende possibile questo “azzardo” è il trapianto di un singolo follicolo.
Una striscia di cute con un migliaio di follicoli, che un tempo fruttava 300 – 350 trapianti, oggi rende tutti i suoi 1000 innesti, assicurando la possibilità di una copertura più ampia anche se più diradata. L’obiettivo è di un “crown” dall’aspetto rado naturale, verosimile.
Con il paziente devono anche essere discussi i benefici ed i rischi delle terapie mediche oggi disponibili. Importante è trattare tutta la tonsura in un’unica volta ma lasciare abbastanza zona donatrice per altri due interventi: per la zona frontale e per il vertice. Qualora il paziente abbia invece 40 o più anni e l’esame obiettivo nonché l’anamnesi familiare indichino che la perdita dei capelli è limitata alla sola zona del vertice, si potrà intervenire con maggiore densità.
Il rinfoltimento della tonsura esige senso artistico ed abilità tecnica uguale se non superiore a quella richiesta per la linea frontale perché in questa zona i capelli cambiano direzione a spirale ed i vortici si presentano con molte varianti.
Per facilitare l’accesso alla parte inferiore del vertice il paziente viene sistemato in posizione prona, come per la procedura di prelievo. Tale posizione rende più ergonomia e fisicamente più semplice per il chirurgo la creazione dei siti di ricezione e, per lo staff, l’inserimento dei trapianti. I follicoli vengono inseriti verso il basso, cambiando in un secondo tempo direzione in una curva di 360°, al fine di ricreare il vortice. Una volta raggiunto il centro del vertice, il paziente viene fatto tornare seduto in poltrona.
Occorre considerare il centro del vertice, dove i capelli crescono in avanti, un’estensione della regione frontale, per cui occorre provvedere in questa sede con una maggiore densità.
CONSIDERAZIONI
E’ di gran lunga preferibile un
autotrapianto conservativo che troppo aggressivo.
L’obiettivo non è rinfoltire il più possibile un’area glabra o diradata, ma ottenere una graduale densità, massima nell’area centrale e a diminuire man mano che ci si avvicina ai quattro lati periferici.
L’esperienza fa sì che ogni chirurgo adotti un proprio modus operandi con i suoi pazienti. E’ limitativo rimanere rigidi sulle proprie convizioni e scettici verso nuovi approcci. Se si è invece aperti a nuove prospettive si avrà maggiore possibilità di trovare caso per caso il miglior approccio chirurgico che risponde alle singole esigenze.
Anche l’autotrapianto ha i suoi limiti. Il chirurgo si deve adattare a quello che ha a disposizione per raggiungere un risultato più completo possibile. Quando la clonazione dei follicoli sarà una realtà, sarà possibile ottenere il totale ripristino dei capelli in tutti i casi di calvizie.
Un autotrapianto ben riuscito è quello che, un volta ricresciuti i capelli, non risulta riconoscibile, nemmeno all’occhio più critico, per la naturalezza dei risultati raggiunti.
IL POSTOPERATORIO
Al termine dell’intervento, il paziente
lascia la struttura medica e potrà riprendere le normali attività già dopo poche
ore. E’ possibile, nelle 24- 48 ore successive, avvertire nell’area donatrice
una fastidiosa sensazione di stiramento della cute, risolvibile con un blando
analgesico. Per i primi giorni, viene consigliato al paziente di dormire in
posizione semi- seduta, in modo da prevenire o ridurre al minimo edema ed
ecchimosi.
L’incisione sull’area donatrice guarisce con un esito cicatriziale sottile e trascurabile esteticamente, anche perché ricoperto dai capelli circostanti. I punti di sutura esterni applicati in questa sede vanno rimossi intorno alla decima giornata.
Le crosticine che si formano nel sito di ricezione, normale conseguenza del processo di cicatrizzazione, cadranno senza lasciare segni visibili, in un tempo relativamente breve: 4 – 6 giorni quelle relative a singole unità follicolari, entro 10 giorni quelle degli innesti multifollicolari.
RISULTATI E CONTROLLI
I capelli trapiantati inizieranno a
crescere dopo 4 – 6 mesi dall’intervento. Di solito si richiede un controllo a 3
– 6 e 12 mesi dall’autotrapianto.
EVOLUZIONE DELLA TECNICA NELL’AUTOTRAPIANTO F.U.E.
La
continua richiesta da parte di pazienti di ricorrere ad interventi sempre meno
invasivi, sta orientando molti chirurghi ad utilizzare la tecnica della
Follicolo – Estrazione o in associazione o come alternativa a quella
tradizionale. Ciò infatti consente di evitare la presenza della cicatrice posta
in regione occipitale, che può essere talvolta motivo di resistenza psicologica
all’intervento di autotrapianto.
La F.U.E. infatti come è noto consente di prelevare delle singole unità follicolari dalla regione donatrice per poi inserirle con le stesse modalità della tecnica tradizionale nelle zone riceventi.
Occorre un buon training formativo poiche’ il prelievo delle singole U.F. richiede velocita’ e precisione manuale onde evitare il danneggiamento del bulbo nel momento in cui si procede dal suo distacco all’ipoderma circostante.
Tale tecnica è particolarmente utile nel prelevare bulbi posti in aree diverse da quella occipitale, esempio regione pubica, regione ascellare e quindi si rivela indispensabile nei pazienti con area donatrice molto rada.
Si registra inoltre una maggiore richiesta nei pazienti più giovani che prospettano per il loro look un taglio di capelli quasi raso al cuoio capelluto.
CONCLUSIONI
La nuova tecnica rivoluzionaria F.U.E. è
entrato a far parte del nostro pannello terapeutico e delle nostre
pratiche di autotrapianto di capelli di alta qualità grazie all’esperienza
maturata in questi ultimi anni e ai costanti e continui aggiornamenti a livello
Internazionale e mondiali che questo campo richiede.
