
La calvizie (qui concepita come alopecia androgenetica) rappresenta uno dei problemi estetici che maggiormente affliggono il sesso maschile nell'età post-puberale ed adulta ed il sesso femminile in quella postmenopausale. Naturalmente qualsiasi forma di caduta di capelli deve essere seriamente valutata dal punto di vista dermatologico.
Una consultazione medica a questo proposito, se la caduta si protrae nel tempo, è sicuramente utile visto che sotto il quadro clinico di una perdita di capelli possono celarsi malattie infiammatorie, malattia di origine infettiva ed anche importanti disturbi del metabolismo (ad esempio quelli dovuti a patologie della tiroide).
La diagnosi di un'alopecia androgenetica è comunque, per l'occhio clinico sperimentato, di per sé facile ed univoca. Oggigiorno un approccio anche più plateale come può essere l'auto-trapianto dei capelli non soggiace più a dei tabù. Il fatto stesso che un presidente della vicina penisola abbia esibito il successo avuto con questa tecnica, ha facilitato la discussione attorno a questa possibilità, oramai sempre più utilizzata.
L'entità del problema è tale per cui, da molti anni, la ricerca in campo medico e farmacologico, in particolare, stanno cercando di mettere a punto una terapia che possa in qualche modo risolvere tale patologia. Diversi farmaci sono stati identificati quali potenziali sostanze che possono migliorare la vitalità dei “capelli”, anche se la maggior parte di queste porta a dei risultati parziali e non soddisfacenti a lungo termine.
Non esiste a tutt'oggi alcuna terapia medica che possa agire su aree totalmente glabre nelle quali i bulbi piliferi siano totalmente atrofizzati.
Attualmente, solo mediante la ridistribuzione chirurgica dei bulbi piliferi, si può ottenere la risoluzione delle calvizie cicatriziali o androgenetiche caratterizzate dall'atrofia del bulbo pilifero.
La tecnica del trapianto di capelli
L'intervento chirurgico di autotrapianto di
capelli consente il "trasferimento" di bulbi
piliferi e quindi di capelli, da una zona ricca
ad una calva.
Si tratta di bulbi e conseguentemente di
capelli del paziente stesso e non di capelli
artificiali.
La tecnica sfrutta il fatto che le persone affette
da calvizie presentano una "corona" di
capelli che permane fino ad età avanzata,
nelle regioni occipitale e temporale.
In queste zone i bulbi piliferi sono particolarmente resistenti da poter essere trasferiti in altre zone del cuoio capelluto, mantenendo la loro capacità di “produrre” i capelli come nella loro sede originale.
L'intervento chirurgico viene effettuato in anestesia locale in un regime ambulatoriale. Dalla zona donatrice, la regione occipitale, si prelevano delle porzioni di cuoio capelluto che vengono adeguatamente sezionate, in maniera da ottenere delle isole cutanee contenenti un unico bulbo pilifero (microinnesti o monobulbari). Le isole così preparate vengono impiantate nella regione ricevente.
Un disegno effettuato prima dell'intervento chirurgico ci permette di essere estremamente precisi durante la fase di impianto, soprattutto lungo la parte anteriore, la più delicata da realizzare. Per questo è indispensabile seguire accuratamente il progetto pre-operatorio.
I singoli bulbi devono essere impiantati in modo da limitare il più possibile una linea anteriore naturale, sia come disposizione che come orientamento di ogni singolo elemento.
La direzione delle incisioni deve essere precisa e con un andamento che rispetti le linee di tensione cutanee in modo da poter essere praticamente invisibile. I capelli innestati subiranno una crescita regolare, del tutto analoga a quelli naturali (circa 1 centimetro al mese) e come tali andranno trattati. Con la tecnica del trapianto autologo dei capelli è possibile risolvere in maniera abbastanza semplice il problema della calvizie.
Questa tecnica permette di ottenere ottimi risultati sia nelle forme parziali o iniziali di rarefazione dei capelli, ove è richiesto un semplice infoltimento, sia nelle forme più gravi di calvizie.
La tecnica del trapianto autologo, sia pur nella sua semplicità da un punto di vista concettuale, richiede il rigoroso rispetto di fondamentali dettagli tecnici; è una procedura estremamente delicata che richiede perizia, precisione e meticolosità nell'esecuzione. Il paziente deve essere valutato con una visita preliminare accurata, eventualmente supportata da indagini diagnostiche specifiche per definire l'esatta causa del suo problema.
I risultati sono in genere molto buoni anche se possono essere apprezzati solo a distanza di alcuni mesi (2-3 mesi) in ragione del fatto che i capelli innestati sono molto corti (2 millimetri) e necessitano di tempo per crescere (1 centimetro al mese). Il fatto di procedere a dei trapianti di capelli non esclude al paziente la possibilità di servirsi anche dei benefici di una terapia complementare topica basata sull'applicazione quotidiana di soluzioni con Minoxidil al 2% o meglio al 5% (2 applicazione di 1ml al giorno).
Anche una terapia perorale a base di Finasteride (Propecia: 1cp al giorno) è sicuramente utile per l'alopecia androgenetica in quanto quest'ultimo farmaco ha dimostrato, sulla base di studi ben oggettivabili, la sua efficacia nel rallentare la caduta di capelli, di trasformare larrugo presente in capelli veri e propri e di essere responsabile dell'aumento del diametro del capello stesso, effetto quest'ultimo molto importante dal punto di vista ottico. Generalmente il paziente con alopecia androgenetica non vede aggravato il suo stato alopecico da disturbi metabolici ragion per cui l'utilizzo di “anabolizzanti” dei capelli quali sono gli integratori alimentari a base di aminoacidi non si rendono necessari.
L'intervento viene eseguito in una unica seduta, anche se è possibile ripeterlo a distanza di almeno 6 mesi per eventuali "infoltimenti".
