E' uno degli interventi più richiesti in assoluto, accanto a rinoplastica e liposuzione: si stima che nel mondo vi siano tra i dieci e i dodici milioni di donne portatrici di protesi mammarie. Il seno è infatti il simbolo della femminilità per eccellenza!

In cosa consiste la mastoplastica additiva
E' uno degli interventi più richiesti in assoluto, accanto a rinoplastica e liposuzione: si stima che nel mondo vi siano tra i dieci e i dodici milioni di donne portatrici di protesi mammarie. Il seno è simbolo della femminilità per eccellenza: una gravidanza, un brusco dimagrimento o l'età, lo rimpiccioliscono, lo svuotano. È un processo naturale, obiettano alcuni.
Ma anche il desiderio di riavere indietro il proprio aspetto di prima lo è. È, oggettivamente, il desiderio più naturale del mondo, visto che il seno rappresenta molto nel sentirsi donna, e non solo sessualmente. Questo vale naturalmente anche per tutte coloro che un bei seno non lo hanno mai avuto, e decidono di regalarsene uno. Visto che la scienza lo consente - con interventi sempre più sicuri, veloci, economicamente abbordabili - sono poche le donne che, se ne sentono l'esigenza, rinunciano. Andando spesso contro il parere di mariti, famiglie e fidanzati, insistono anche nel caso (raro per fortuna) di complicazioni: l'intervento di mastoplastica additiva, questo il termine tecnico, le donne lo fanno quasi sempre per sé. Per sentirsi meglio, per trovare - o ritrovare - l'armonia.
Per chi è indicato l'intervento di mastoplastica additiva
Nel 2003 su 100 interventi di chirurgia estetica, 12 sono stati di mastoplastica additiva. L'impianto di protesi mammarie serve ad aumentare il volume e a migliorare la forma del seno.
E' indicato per seni piccoli,poco sviluppati, e per quelli che si sono ridotti di volume con il passare del tempo, a patto che il rilassamento (la ptosi,che può essere di diversi gradi) non sia eccessivo, nel qual caso sarà necessario un contemporaneo intervento per risollevare il seno (ovvero una mastopessi che comporta cicatrici più visibili e numerose). Prima di intervenire è consigliabile che lo sviluppo della ghiandola e del seno sia completata, meglio quindi dopo i 18 anni.
Per pianificare la migliore strategia di intervento, il chirurgo effettua diverse misurazioni del seno e del torace, valuta lo spessore e la tonicità della pelle,le condizioni della ghiandola mammaria e la sua posizione.
Pre-intervento mastoplastica additiva
La misura, così come la forma e il contenuto della protesi, viene discussa con il chirurgo nell'incontro che precede l'operazione. Vengono considerate attentamente le dimensioni della mammella, del torace e la costituzione generale, nonché le preferenze personali. Il medico veduta poi la posizione e le eventuali asimmetrie della ghiandola, e possibili difetti nella postura.
Per due settimane prima e due settimane dopo l'intervento, proibita l'aspirina: riduce la capacita di coagulazione del sangue e può causare complicazioni. Va sospesa anche l'assunzione della pillola anticoncezionale, un mese prima di entrare in sala operatoria. Per sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica bisogna assolutamente verifìcare di essere in buone condizioni fisiche: sono necessari una valutazione clinica e alcuni esami di laboratorio, con una radiografìa del torace e un elettrocardiogramma.
Esistono programmi fotografici di morfing che permettono di sapere, all'incirca, quale potrebbe essere il risultato finale: si scatta una fotografia della paziente e la si modifica in base a ciò che si vuole ottenere. Ricordate che la foto corretta non è il risultato finale dell'intervento, ma solo un "progetto" la cui realizzazione dipende da molti fattori, per primi la mano del chirurgo e la reazione individuale all'intervento. Il medico deve informare chiarmente, e discutere anche le complicanze che possono verifìcarsi con l'utilizzo di protesi mammarie.
Diffidate di chi la fa troppo facile. Spesso vengono evidenziati soltanto gli aspetti positivi dell'intervento, tralasciando i possibili rischi. Il medico è tenuto a far firmare, dopo averlo spiegato nei dettagli, il foglio del consenso informato.
L'intervento di mastoplastica additiva
Può essere eseguito in anestesia generale, con la paziente addormentata e la respirazione assistita attraverso maschera o tubo, o locale con sedazione. In questo caso, dopo aver sedato la paziente, si anestetizzano le incisioni e i piani d'intervento. Per introdurre la protesi (che in Italia è solitamente di silicone, materiale biocompatibile e simile per consistenza ai tessuti molli del seno) si pratica una piccola incisione di circa 5 centimetri sul quadrante inferiore esterno o nel solco sottomammario (la piega che divide il seno dal torace) oppure nel cavo ascellare o nel contorno inferiore dell'areola. È stato descritto anche l'accesso dall'ombelico (via transombelicale) poco utilizzato a causa delle difficoltà tecniche e perché consente soltanto l'introduzione di protesi riempite con soluzione fisiologica.
Si prepara una tasca al di sotto della ghiandola o del muscolo pettorale, a seconda delle necessità e della conformazione fisica, e la protesi viene inserita. Nel caso in cui si scelgano le vie di accesso ascellare o transombelicale, è necessario utilizzare la tecnica endoscopica che permetta di visualizzare il campo operatorio. I tessuti profondi e la cute vengono poi suturati.
A volte, a seconda di come si è svolto l'intervento; si posizionano due tubicini di drenaggio, che vengono rimossi dopo un paio di giorni. L'intervento dura da una a due ore. Inizialmente il seno appare leggermente più alto del normale, in particolare se l'impianto è sistemato sotto il muscolo pettorale, ma nel giro di 3-6 settimane scende in una posizione più naturale.
Post-intervento mastoplastica additiva
Se l'intervento si è svolto in anestesia generale è assolutamente necessari riposo a letto fino al giorno seguente. Si può bere e mangiare, ma solo cibi leggeri. Vengono anche somministrati antibiotici e, se necessario, farmaci analgesici. Il giorno successivo, dopo la visita di controllo, si torna a casa. In caso di anestesia locale, invece, si viene dimessi il giorno stesso, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni del chirurgo.
Una visita dopo quarantotto ore e un'altra ancora dopo 3-5 giorni per rimuovere una parte dei punti (operazione del tutto indolore). La sutura viene rimossa dopo una settimana ancora. Alcuni medici usano la colla per chiudere le incisioni, e in questo caso non ci saranno punti da rimuovere. Unica medicazione necessaria: un reggisene piuttosto consistente, che sarà tolto dal chirurgo dopo qualche giorno. Una settimana di riposo a casa, e poi si riprendono le normali attività: passeggiare, guidare, uscire con gli amici. Per lo sport si deve aspettare ancora un po': 3 settimane per sci, tennis, calcio, pallacanestro, vela, per lo meno 6 per sport più intensi come nuoto, jogging, yoga, danza, pesca subacquea. La ripresa è più lenta quando la protesi è posizionata sotto il muscolo, soprattutto per chi pratica attività sportiva ed ha i pettorali ben sviluppati, in questo caso è più frequente la possibilità di sanguinamento durante e dopo l'operazione.
Le cicatrici per l'intervento di mastoplastica additiva
Ovviamente, l'argomento più critico per chi ha deciso di operarsi. Il trucco c'è e non vogliamo che si veda: ma il chirurgo non è un mago. Tutte le tecniche comportano cicatrici, la cui visibilità non dipende solo dalla mano di chi opera ma anche, soprattutto dal tipo di pelle della paziente.
E tutte le tecniche presentano vantaggi e svantaggi. In Italia dove il topless è più comune, le donne preferiscono spesso una cicatrice sotto l'ascella, facilmente mimetizzata nelle pieghe naturali e lontana dal seno.
Gli accessi per l'intervento di mastoplastica additiva
ACCESSO ASCELLARE
permette un minor controllo del sanguinamento per la maggior distanza dal seno. Quindi comporta interventi più lunghi e l'uso di apparecchiature endoscopiche. Per questa via è anche difficoltoso inserire protesi anatomiche. Inoltre, se gli impianti sono voluminosi richiedono cicatrici più ampie, che annullano O van- taggio della minore visibilità.
La cicatrice che deriva dall' ACCESSO AREOLARE si mimetizza abbastanza bene (si vedrà, però, a seno nudo sotto il sole estivo) essen do proprio nella zona dove la pelle cambia colore, ma non è indicato per le donne con areole piccole e non permette l'inserimento di protesi voluminose (quindi nel caso si desideri un cambio di due o più taglie). Altro svantaggio: durante l'intervento costringe a scollare in parte la ghiandola e, soprattutto in presenza di un seno fibroso, possono insorgere problemi nel periodo post-operatorio. Infine, se si dovrà intervenire in seguito per sostituire le protesi, non sempre sarà possibile utilizzare una seconda volta la stessa via, ed in quel caso occorrerà fare un'ulteriore cicatrice.
ACCESSO SOTTOMAMMARIO è la via più facile e diretta, che dal punto di vista chirurgico presenta meno complicanze. Ma naturalmente è anche quella che lascia tracce più visibili (non troppo evidenti, però, se si riesce a nascondere l'incisione esattamente nel solco). Ma è la soluzione meno accettata dalle donne che vogliono prendere il sole in topless e attente alla vita di relazione, perché è "il marchio di fabbrica" della mastoplastica additiva, e quindi rende immediatamente riconoscibile il seno "ritoccato". Non ci sono terapie specifiche per prevenire le cicatrici. Per migliorare la cicatrizzazione si ricorre alla compressione, a pomate o cerotti al gel.
La posizione delle protesi per la mastoplastica additiva
L'utilizzo delle varie tecniche dipende principalmente dalle condizioni anatomiche della donna. La protesi può essere posizionata sotto la ghiandola mammaria o, più o meno in profondità, sotto il muscolo pettorale.
SOTTO LA GHIANDOLA
ttecnica spesso utilizzata per correggere seni leggermente cadenti o svuotati dopo una gravidanza o un forte dimagrimento.
SOTTO IL MUSCOLO PETTORALE (a diverse profondità): tecnica che garantisce risultati estetici molto naturali anche con protesi voluminose, e quando l'estrema magrezza o l'atrofìa del tessuto mammario, renderebbe la protesi troppo evidente per mancanza di "copertura".
Rischi e Complicazioni
La principale ragione del balletto di leggi, proibizioni e allarmismi che hanno caratterizzato la storia delle protesi al silicone, soprattutto negli Stati Uniti, sono dovute al fatto che sono state introdotte sul mercato prima che fossero disponibili studi scientifici validi che ne dimostrasserola reale sicurezza. Questi studi sono iniziati solo dopo che le possibili complicanze e gli effetti indesiderati si erano resi evidenti. Inoltre, le caratteristiche degli impianti variano molto a seconda delle case di produzione (tradotto: protesi a basso costo sono solitamente di bassa qualità), e ancor più nel tempo: le informazioni che possediamo oggi non si riferiscono agli impianti di ultima generazione. Gli Stati Uniti per primi hanno manifestato la necessità di avere informazioni valide dal punto di vista scientifico, ma diversi studi sono stati effettuati anche in Europa, in particolare Gran Bretagna e Francia. Pur con alcune limitazioni, tutti i dati accumulati fino ad oggi escludono per lo più gravi effetti sulla salute degli impianti mammari al silicone o con ogni altro tipo di riempimento, e dicono che il principale problema è rappresentato dalle complicanze locali e dagli esiti che comportano.
Complicanze precoci
Sono quelle complicanze che possono verificarsi nelle prime ore e nei primi giorni dopo l'intervento.
L'EMATOMA è dovuto ad un'emostasi (controllo del sanguinamento) poco accurata. Si verifica specialmente nelle prime ventiquattro ore dopo l'intervento e va drenato subito, per evitare l'apertura spontanea della sutura e la fuoriuscita della protesi, alterazioni ischemiche (di scarsa irrorazione) della cute, modificazioni di consistenza che possono causare asimmetrie delle mammelle. I dati indicano la comparsa di ematoma nel 3% dei casi.
II versamento sieroso post-operatorio, SIEROMA, è divenuto meno frequente con le nuove protesi e con l'affinarsi delle tecniche chirurgiche. Si presenta sotto forma di liquido chiaro, siero ematico, compare tra il secondo ed il terzo giorno dopo l'intervento e si manifesta con tensione del seno. Il più delle volte tende a riassorbirsi spontaneamente.
L'INFEZIONE
è la causa più frequente di rigetto (estrusione) delle protesi, ma le attuali condizioni di sterilizzazione chirurgica e l'uso degli antibiotici ne hanno ridotto notevolmente i casi. Può essere consguenza dell'intervento o dell'insufficiente sterilizzazione con cui è stata manipolata la protesi. Può manifestarsi in forma acuta con dolore mammario e con tutti i segni ed i sintomi generali dell'infiammazione. Si combatte con antibiotici, ma il più delle volte è necessario rimuovere l'impianto. Riguarda il 2-3% dei casi.
La NECROSI CUTANEA (morte del tessuto circostante all'impianto) e il conseguente rigetto della protesi si possono verificare durante le prime settimane successive all'intervento, di solito in seguito a un sieroma o a un ematoma. Ma possono essere causate anche da una inadeguata tasca che accoglie la protesi, da fragilità dei tessuti di rivestimento e da una cicatrice retraente (forma un cordone che tira la pelle circostante). Si deve rimuovere l'impianto, con tutto il tessuto necrotizzato, e sostituirlo.
Complicanze tardive
Sono quelle che si verifìcano a distanza di mesi,o anni, dall'intervento.
La CONTRATTURA CAPSULARE è la più frequente. È dovuta ad un fenomeno biologico inevitabile: la reazione causata dall'introduzione di un corpo estraneo all'interno dell'organismo, che da origine a tessuto fibroso per isolare "l'intruso" in una capsula più dura (capsula periprotesica, che di per sé non da problemi). Quando questa si contrae eccessivamente, può provocare dolore e pregiudicare il risultato dell'intervento. Con il passare del tempo, infatti, si forma una cicatrice concentrica che diminuisce lo spazio a disposizione della protesi, schiacciandola e indurendola. Quando la contrattura è grave, comprimendo le protesi ne rende i margini visibili e deformi, crea delle pieghe e può arrivare a spostare l'impianto. In questi casi saranno necessari interventi locali (rottura manuale della capsula) o generali, per la sua totale o parziale asportazione (capsulectomia) e sostituzione della protesi. I dati sono molto variabili e indicano una frequenza dallo 0,5 al 20%. Ciononostante molte donne tollerano bene anche gradi elevati di contrattura: uno studio del 1990 (Gilbert) ha dimostrato che 1'85% delle donne di un gruppo sottoposto a mastoplastica additiva erano soddisfatte del risultato anche se il 35% mostrava segni di contrattura elevati. Secondo l'Andem (Agence nationale pour le développement dè l'èvaluation mèdicale) la frequenza di contrattura capsulare è del 41-56% per gli impianti a superficie liscia e di circa il 10% per quelli a superficie testurizzata. La contrattura capsulare risulta più frequente quando rimpianto è in posizione retroghiandolare, il drenaggio dopo l'intervento invece riduce il rischio. La gravita della contrattura viene definita dalla"scala soggettiva di Baker":
I. Il seno aumentato è morbido come un seno senza impianto
II. L'impianto è palpabile ma non visibile
III. L'impianto è palpabile e visibile. Il seno è poco mobile
IV. Il seno è di consistenza dura, dolente e dolorabile, freddo. La distorsione è marcata
II DISLOCAMENTO DELLA PROTESI si ha quando l'impianto scivola verso la cavità ascellare, la regione sottomammaria o l'arcata costale. È causato principalmente dalla retrazione della capsula periprotesica o dalla presenza di una tasca troppo grande per l'impianto.
La PERDITA DELLA SENSIBILITÀ di areola e capezzolo è spesso transitoria, ma nel 15% dei casi diventa permanente. La causa è la lesione dei nervi intercostali al momento dell'incisione o durante la realizzazione della tasca. È dimostrato che il posizionamento sottopettorale riduce il rischio di sezionare i rami nervosi.
Per WRINKLING si intende la presenza di rughe, invisibili ma palpabili, intorno all'impianto. Può essere dovuto a una protesi poco riempita, a contrattura capsulare o ad una tasca troppo piccola, e non dipende dal tipo di protesi.
II RIPPLING è la presenza di rughe visibili sul seno. Si verifica quasi esclusivamente in caso di protesi testurizzate (ruvide) che, aderendo alla capsula periprotesica, esercitano una trazione dell'impianto sulla pelle.
La riduzione del vulume delle protesi può essere causata da difetti o micro-rotture dell'involucro, da scarsa tenuta della valvola di riempimento (nel caso di questo tipo di protesi) e da un progressivo invecchiamento dell'impianto con conseguente ROTTURA e perdita del contenuto. I dati stimano la percentuale di rottura delle protesi tra l'1 ed il 10%, e lo svuotamento delle protesi riempite con soluzione fisiologica tra il 5 e il 24%; senza differenze riguardo alla posizione sottomuscolare o sottoghiandolare, La rottura dell'impianto passa facilmente inosservata, è quindi importantissimo che le donne portatrici di protesi si sottopongano periodicamente a radiografìe, ecografìe o risonanza magnetica nucleare, esami che danno importanti informazioni sullo stato dell'impianto. Alcuni studi dicono che il 30% delle donne trattate con impianti al silicone necessiterà di almeno un secondo intervento nei primi cinque anni dall'intervento.
L'INTERFERENZA CON LA MAMMOGRAFIA esiste,ed è maggiore quando la protesi viene collocata in sede sottoghiandolare. È provocata dalla distorsione della ghiandola e dall'interposizione di una massa opaca (la protesi stessa) che la oscura in parte. In caso di tumore, può risultare difficile identificarne la presenza. La mammografia deve perciò essere effettuata con proiezioni particolari da un radiologo informato del problema.
